Rabbia

La Rabbia

Sono molto molto, molto arrabbiata d’una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza.– Oriana Fallaci
Chiunque può arrabbiarsi:questo è facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto:questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.– Aristotele

La rabbia è un’emozione tipica che accompagna da sempre tutti gli esseri umani:chi di voi non è diventato almeno una volta verde dall’ira? La collera esordisce sin dalla prima infanzia, pensiamo al bambino che non è coccolato dalla mamma e che ha come reazione il pianto che equivale allo sfogo della rabbia.
Sostanzialmente quest’emozione rappresenta la reazione ad un limite ed esprime il bisogno vitale di affermare il proprio Io.
Ma perché ci arrabbiamo? Difficile crederlo, ma la rabbia è funzionale alla nostra sopravvivenza: l’ira è come il dolore o come la paura, un campanello d’allarme che trilla quando qualcosa di nocivo ci sta accadendo. Un messaggio d’allerta che avvisa il nostro organismo di qualche minaccia:una reazione che permette di attaccare, diciamo così, chi ci attacca.

Come si manifesta

L’emozione rabbia è inclusa, con il nome d’ira, tra i sette vizi capitali, ma anche il pensiero buddista, a tal proposito, ha un punto di vista interessante.
Nel testo “Emozioni Distruttive”, scritto a quattro mani dal Dalai Lama e Daniel Goleman, vengono presentati i ‘tre veleni’:la rabbia, il desiderio e l’illusione.
Le digressioni circa le possibilità di contenimento della rabbia sono molteplici e risentono degli orientamenti di pensiero e delle prospettive teoriche per quanto concerne una possibilità di trattamento dal punto di vista psicoterapeutico. La rabbia, in quanto emozione permette di identificare una chiara origine funzionale, antecedenti specifici e caratteristici, manifestazioni espressive, modificazioni fisiologiche.
Da un punto di vista evolutivo, la socializzazione alle emozioni è precoce e, nel caso specifico, agisce in senso repressivo:non è socialmente gradita l’espressione della collera. Tale condizionamento alla repressione è così determinato che, spesso, molte persone sviluppano un vero e proprio timore circa un’esplosione della rabbia che tentano di sedare. La rabbia, anche nelle sue manifestazioni più lievi di irritazione e fastidio, è l’emozione che più di ogni altra si cerca di controllare sia all’interno del proprio vissuto che nelle sue manifestazioni osservabili.
Nel 1990, lo psicologo Sternberg ritiene di aver identificato chiare manifestazioni di rabbia nell’espressione del volto e nelle vocalizzazioni in bambini di appena 4-7 mesi.
Una delle cause prototipiche della rabbia si riferisce al presentarsi di un ostacolo che impedisce il soddisfacimento di un obiettivo; maggiore è la motivazione che orienta le persone alla meta, maggiore sarà la frustrazione e la conseguente reazione sperimentata.
Ogni persona reagisce alla rabbia in modo diverso:c’è chi la reprime e chi invece la manifesta con tutta la sua forza.
Ma inghiottire la rabbia fa male, gridarla anche.
Entrambi i comportamenti non sono funzionali al nostro benessere psicologico:reprimere le manifestazioni d’ira è nocivo alla salute psicofisica:depressione, problemi psicosomatici come l’ulcera e l’emicrania possono colpire i troppo accomodanti. Chi invece esprime la rabbia, al di là dello sfogo catartico entro poco tempo, si trova ad affrontare grossi disagi relazionali. Soprattutto se a scatenare l’emozione sono conflitti con genitori, partner, e colleghi; di solito, più è intensa la relazione, più violenta è l’aggressività che si scatena nei contrasti.
Come tutte le emozioni, anche la rabbia non è mai giusta, o sbagliata:bisogna prendere atto che c’è, e soprattutto comprenderla per gestirla al meglio.

Ma come fare per imparare ad addomesticarla?

Il primo passo è ascoltarla bene:cerchiamo di capire davvero perché siamo arrabbiati. Perché un’automobile che ci impedisce di uscire dal parcheggio ci fa diventare folli di rabbia? Certamente è una cosa che infastidisce ma, a meno che non stiamo vivendo una situazione di emergenza, non costituisce certo una minaccia alla nostra sopravvivenza.
Come suggerisce il Dott. Mastronardi “In realtà spesso la rabbia viene scatenata dalle nostre interpretazioni delle azioni dell’altro, dai significati simbolici che vi attribuiamo”. Ad es. posso cominciare a pensare che il proprietario dell’auto che mi ostacola non ha alcun rispetto per me, non ha pensato affatto al fastidio che mi poteva arrecare, che è un prepotente, ecc.
Questa catena di pensieri, che spesso si susseguono in modo automatico e inconsapevole, non fa altro che far aumentare la mia rabbia, per cui quando finalmente arriva il proprietario dell’automobile io sono pronto ad entrare in colluttazione con lui, con tutte le conseguenze negative del caso”.

Una volta che ci siamo posti queste domande, e abbiamo cercato di darvi una risposta, possiamo effettivamente decidere se è il caso di manifestare o meno la nostra rabbia, e soprattutto in che modo manifestarla. Nel caso avessimo deciso che è il caso di manifestare la nostra rabbia e abbiamo chiaro in mente come farlo, è importante valutare i costi e i benefici (a breve e a lungo termine) di questa nostra manifestazione. Quindi, chiediamoci ancora:Che cosa guadagnerò comportandomi in questo modo? Che cosa potrò perdere? Esistono dei mezzi migliori per ottenere ciò che desidero? Spesso dopo esserci posti tutte queste domande la rabbia sarà svanita da sola e noi avremo trovato altre soluzioni per far valere le nostre ragioni, altre volte invece rimarremo convinti della giustezza dei nostri sentimenti e riusciremo ad esprimere la nostra rabbia nella maniera più adeguata ed efficace.
In America sono moltissimi i manuali e i corsi per imparare a domare l’Hulk che si agita in ognuno di noi. Robert Puff è uno psicologo che lavora da diversi anni sulla “gestione della collera”, la cui paradossale filosofia è “Incavolatevi con gentilezza!”.

Di seguito alcune delle tecniche di controllo della rabbia che egli utilizza:

– Esercizi isometrici per scaricare la rabbia

il fine di questi esercizi è far sviluppare tensione ai muscoli senza però generare movimento. Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che ci sta facendo arrabbiare possiamo pressare il piede contro il pavimento o contrarre la muscolatura della coscia. Ottima anche, sempre secondo Puff, la tecnica dell’ hand-squeezing:mano dietro la schiena, e poi, lentamente, distendete e chiudete a pugno le dita.

– Scrivere

anziché urlare la nostra rabbia scriviamo una lettera dove ci sfoghiamo. Alla fine della lettera la rabbia sarà svanita da sola e magari potremmo anche aver trovato la migliore soluzione per far valere le nostre ragioni. Poi decidete voi se stracciare lo sfogo o spedirlo!

– Sfogarsi allo specchio

quando avete voglia di sfogarvi con qualcuno con cui avete avuto da ridire andate allo specchio ed esprimete anche con parole pesanti ciò che pensate. Parlate con tutta sincerità e fatelo anche nei giorni seguenti, ogni volta che vi sentite assalire dalla rabbia.

– Qualcuno per litigare

quando sentite la rabbia che sale e vorreste qualcuno con cui litigare andate in una stanza dove nessuno può sentirvi e vedervi e fate fisicamente tutto quello che desiderate: prendete a pugni un cuscino, sbattete le mani sul materasso come se voleste far uscire la polvere, saltate, insomma sfogate fisicamente la vostra rabbia nel modo che sentite più opportuno.

– Utilizzate lo sport

per sfogare la rabbia è utile anche fare sport, non uno in particolare, quello che si preferisce, l’importante è che ci permetta di distrarci e di scaricare la tensione.

– Energia e soddisfazione

se la rabbia è uno stato costante è efficace fare qualcosa che dia soddisfazione e che piaccia:incontrare amici, leggere, dipingere, scrivere, ascoltare musica. E’ fondamentale che l’attività scelta procuri benessere così da contrastare lo stato di malessere legato alla rabbia.

Cosa fare invece quando la rabbia da gestire non è la nostra, ma quella di chi ci sta di fronte? Alcuni dei metodi che possono essere utilizzati per disinnescare la rabbia dell’altro sono:

– Chiarire subito il problema:

spesso è istintivo reagire ad un atteggiamento rabbioso con il contrattacco, ma è poco probabile che ciò abbia una qualche utilità. Se riusciamo a mantenere la calma e capire quali possono essere state le cause della rabbia dell’altro.

– Calmare l’altro

si può ridurre la rabbia dell’altra persona insistendo sul fatto che essa ci impedisce di vedere il problema e di aiutarlo a risolverlo:mantenendo la calma aiuteremo chi ci sta di fronte a riconoscere l’inopportunità dei suoi scoppi di rabbia.

– Distrarre l’attenzione

molte persone al culmine di un accesso d’ira si possono calmare se spostano l’attenzione altrove. Ad es. si può cambiare argomento, usare con giudizio l’umorismo, ecc.

– Allontanarsi

nel caso in cui ci rendessimo conto di non riuscire ad arginare la rabbia dell’altro e di avere motivo di temere per la nostra incolumità, non esitiamo ad allontanarci. A volte è sufficiente allontanarsi di poco (ad es, spostarsi in un’altra stanza), ma se ciò non bastasse mettiamo la massima distanza possibile tra noi e la persona arrabbiata (usciamo di casa, allontaniamoci con la nostra auto se la lite è con un altro automobilista).

Il più delle volte, il tentativo costante di ‘reprimere’ queste sensazioni porta a malattie psicosomatiche; altre volte, l’incapacità di auto-controllarsi porta ad esiti drammatici. E’ fondamentale, quindi, per ognuno di noi, riconoscere i segnali della propria rabbia e di quella altrui, interrogarsi sulle sue vere origini e impegnarsi consapevolmente ad utilizzare delle tecniche che ci consentano di gestirla nella maniera più adeguata.